
UN TRISTE
ANNIVERSARIO
aprile 2011
Oggi, 28 aprile,
sono trascorsi due anni da quando Emilia ci ha lasciato. Eppure continua
a vivere insieme a noi tutti che l’abbiamo amata, accanto a me, ai
nostri figli, ai nostri sette nipoti, in ogni attimo delle nostre
giornate.
In occasione dell’anniversario della morte voglio ricordarla a quanti
hanno avuto la fortuna di conoscerla e le hanno voluto bene.
IL 28 Aprile 2009
poneva fine al suo calvario di sofferenze la compagna della mia vita,
Emilia.
E’ passato un
anno, ma a me sembra ancora impossibile che sia potuto accadere.
Desidero
ricordarLa a tutti coloro che le hanno voluto bene, che hanno potuto
godere della sua amicizia, del suo affetto, della sua simpatia, della
sua napoletanità.
Per
me, per i figli, per i nipoti un amore che non finirà mai.
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Ho sempre cercato di tenere separate la mia
attività politica dalla mia vita privata.
Questa volta non posso farlo, ritengo giusto
utilizzare il sito per ricordare una persona cara, che mi ha
lasciato per sempre e per rivolgerle
l’ultimo saluto.
Addio Emilia, abbiamo trascorso insieme cinquanta anni della
nostra vita. Ci siamo conosciuto sui banchi del liceo, ci siamo
sposati a 24 anni. Insieme abbiamo costruito, pietra su pietra, mano
nella mano, il nostro percorso, nella buona e nella cattiva sorte,
nella felicità e nel dolore. Hai generato quattro figli che a loro
volta ci hanno donato sette nipoti, sei stato il punto di
riferimento di tutti noi, amata ed adorata da noi tutti, ma
soprattutto dai nipoti.
Mi hai accompagnato nel mio percorso di lavoro, standomi vicina nei
momenti di sconforto e condividendo, qualche volta a malincuore, le
mie scelte.
Mi sei stata vicina nella mia attività politica, condividendo con me
i valori e le battaglie in cui credevo.
Per la tua simpatia, per la tua disponibilità umana, per la tua
napoletanità, eri capace di conquistarti l’affetto e l’amicizia di
chiunque aveva occasione di conoscerti e di frequentarti.
Ora te ne sei andata per sempre. Mi muovo in casa cercandoti dove so
che passavi il maggior tempo delle tue giornate, spero di sentire la
tua voce. A volte, quando sono fuori, meccanicamente prendo il
cellulare per chiamarti a casa, come facevo ogni volta che potevo,
poi mi rendo conto che non ha senso, che non potrai più rispondermi.
Mi sembra di vivere un incubo da cui spero di svegliarmi presto.
Avverto come se una parte del mio corpo mi sia stata portata via con
violenza e dolore.
Addio per sempre.
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LETTERA DEL
NIPOTE LEONARDO (14 ANNI) ALLA NONNA LETTA IN CHIESA DURANTE I
FUNERALI.
ALLA MIA NONNA
Non so che dire. Nonna, io non so come salutarti. Non voglio
salutarti, non voglio dirti addio.
Hai lasciato così tante cose in sospeso, i regali, le feste e le
varie organizzazioni.
Temevo di dover scrivere questa lettera un giorno, eppure questo
giorno è arrivato così all’ improvviso; temevo questo giorno come lo
temevamo tutti.
Tu hai sofferto troppo nonna e non te lo meritavi.
Io non riesco a capacitarmene. Come è possibile? Nonna ti prego
rispondimi. Parlami. Torna. Ti prego. Perché così all’ improvviso?
Non ci posso credere. Abbiamo visto però quante persone Ti amavano e
ti amano.
Mi piaceva ascoltare i racconti della tua vita, ridere e scherzare a
pranzo, chiacchierare sulla scuola.
Non so come fare. Come faremo lunedì? Come faremo domani stesso?
Come potremo festeggiare il Natale senza di te? Come potremo passare
la Pasqua senza le tue pastiere? Come potremo mangiare senza di te?
Sento ancora la tua voce, Nonna, e sappi che per me non sei morta,
ma è come se te ne fossi andata, consapevole della tua scelta,
chissà in quale posto per riposarti.
Chi si ricorderà di tutti gli onomastici e tutti i compleanni? Chi
mi dirà da adesso in poi sei sciupato, sei troppo magro, o prendi
altre due fettine di carne? Chi mi darà da adesso in poi 50 euro
dicendomi vatti a comprare un gelato tanto sono i soldi di Nonno?
Mi avevi promesso che
alla mia laurea ci saresti stata. Ma so che ci sarai comunque.
Vicino a Nonno ci staremo noi il più possibile.
Non voglio smettere di scrivere. Ho paura Nonna. Ti prego stammi e
stacci vicina.
L’ ultima volta che ti ho visto era il giorno del mio compleanno e
abbiamo pranzato insieme io, te, nonno e Aurora, ed eri tutta
contenta perché eri riuscita a fare il pollo con le patate
buonissimo e saporitissimo.
Dovevamo andare a fare il regalo insieme.
Ti ho parlato l’ ultima volta sempre il giorno del mio compleanno al
telefono e ti ho detto “ Vabbè nonna ti passo mamma, ti voglio bene”
e tu mi hai risposto “Te ne voglio anch’ io amore, tanto, tanto”.
Questo mi voglio ricordare. Tu sei e sarai SEMPRE viva dentro di me.
Ti porterò SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE con me.
Non so più che dire. Ti voglio tanto bene , nonna mia e te ne vorrò
SEMPRE.
Stacci vicino. TI AMO nonna.
E Tutti dobbiamo prendere esempio da una donna così forte,
determinata, volenterosa, che ha sempre e comunque lottato.
Tu e nonno avete creato questa fantastica
famiglia, e TUTTI ci impegneremo a tenerla unita più che mai.
GRAZIE nonna Emilia.
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IL SALUTO DELLA FIGLIA ALESSANDRA LETTO
IN CHIESA NEL CORSO DEI FUNERALI
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Generalmente in queste occasioni ci si rivolge verso che non c’è
più, io invece voglio prima di tutto rivolgermi a voi tutti a nome
di mamma per ringraziarvi , ma soprattutto vorrei fare in modo che
tutto ciò che lei ha fatto e dato nell’arco della sua vita fosse
d’insegnamento per noi. Lei ha riempito la sua esistenza di amore,
era sempre pronta a dare
senza chiedere mai niente in cambio. E’ stata una donna forte e
meravigliosa vorrei riassumerla in tre parole: generosità, bontà,
amore. Ora mamma mi rivolgo a te: grazie per tutto ciò che hai fatto
e per l’amore incondizionato che ci hai dato, sarà la mia, la nostra
forza per procedere nel percorso nella vita con il tuo esempio. Il
tuo amore è tutto quello che ci rimane di te, ma è talmente enorme
che ce lo faremo bastare per colmare quel grande vuoto che ci hai
lasciato. Ti vogliamo tanto bene mamma ci mancherai, e ci mancherà
il tuo unico modo di essere così speciale. I tuoi nipoti ti adorano,
papà ti ama ancora tanto e noi mamma, basta solo la parola “mamma”
per spiegare quello che proviamo.
Roma, 30
aprile 2009
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